Monthly Archives: gennaio 2020

PREGHIERA PER LE VOCAZIONI IN SANTA MARTA

Il terzo martedì del mese:

-18 febbraio: Rinnovamento nello Spirito

-17 marzo: Religiose

-21 aprile: Religiosi

19 maggio: Nuovi Orizzonti

-16 giugno: Pastorale Giovanile

ADORAZIONE EUCARISTICA PER LE VOCAZIONI SACERDOTALI- IN TUTTA LA DIOCESI

VENERDì 28 FEBBRAIO 2020 DALLE ORE 19.00 ALLE ORE 22.00

Ciascuno, secondo le proprie possibilità, è invitato ad accompagnare la preghiera con il digiuno o con un atto di penitenza. Il Centro Vocazioni e l’Ufficio Liturgico offriranno tramite “Il Cittadino” un sussidio per animare una parte della preghiera.

Solennità Corpus Domini- Sabato 13 giugno 2020

Sabato 13 Giugno 2020 ore 17:30 Chiesa del Gesù.

I ragazzi di Prima Comunione, con l’abito, assieme ai genitori in Processione con l’Arcivescovo.

PRIMO MOMENTO: ore 17:30 Chiesa del Gesù (Piazza Matteotti)- Incontro di Catechesi

SECONDO MOMENTO: Piazza Matteotti- In processione con l’Arcivescovo

TERZO MOMENTO: Cattedrale San Lorenzo- Benedizione Eucaristica

Sul sito della Diocesi sarò reso disponibile il >Sussidio per la preparazione.

Per info: Ufficio Catechistico Diocesano te. 0102700259 e-mail: catechistico@diocesi.genova.it

Scegliere la Vita SABATO 8 FEBBRAIO 2020

Sabato 8 Febbraio 2020 i Consacrati di Genova invitano tutti i giovani tra i 14 e i 30 anni a un divertente pomeriggio in cui ciascuno potrà essere protagonista della propria vita.

ORE 15:30 Accoglienza e attività insieme presso il salone della Parrocchia dell’Immacolata Via Assarotti 12

ORE 19 Santa Messa e cena insieme dai Cappuccini in Piazza Padre Santo.

Per info Padre Gabriele 3481193880 Suor Sandra 3391811326 e-mail: vitaconsacrata@diocesi.genova.it

Proposte didattiche per le Parrocchie al Museo Diocesano

Visita guidata tematica con laboratorio artistico: 4 aprile 2020 alle h. 14:30-15:30-16:30 presso il Museo Diocesano di Genova

Un appuntamento dedicato a mini gruppi di catechismo o familiari sul tema della Passione nell’arte, con particolare attenzione al famoso ciclo dei “Blu di Genova”, antichissimi teli blu, antenati del moderno jeans, dipinti in bianco con la storie della Passione di Cristo: un luogo evocativo e toccante che non manca mai di emozionare i visitatori.

Durata circa 1h e 30, costo euro 6 a persona.

Per info: 0102475127- didattica@museodiocesanogenova.it

 

SABATO 29 FEBBRAIO: L’ARCIVESCOVO INCONTRA I RAGAZZI DELLA CRESIMA

Si svolgerà sabato 29 febbraio in Cattedrale l’incontro del Cardinale con Cresimandi e Cresimati. L’accoglienza è prevista a partire dalle ore 15 in piazza San Lorenzo con un momento di musica e spettacolo curato da don Roberto Fiscer; alle ore 15.30 segue l’incontro con l’Arcivescovo. È disponibile sul sito un Cammino in preparazione all’incontro dei ragazzi della Cresima con l’Arcivescovo

Sussidio per i cresimati “Testimoni e missionari” in preparazione all’incontro con l’Arcivescovo
Due facce di un’unica realtà: essere non solo testimoni ma anche missionari delinea la fisionomia del cristiano, tanto più se cresimato. Tutti i ragazzi cresimati dell’anno pastorale 2019/2020, convocati per l’incontro con l’Arcivescovo in cattedrale, potranno prepararsi a questo appuntamento compiendo un breve, ma concentrato, cammino di approfondimento, dal titolo, appunto, “testimoni e missionari”.
Essere testimoni, sì, ma dove? Forse in un tribunale? Essere missionari, sì, ma dove, in qualche terra lontana? Niente di tutto questo. Già nell’Antico Testamento, il Signore diceva: “Questo comandamento che oggi ti dò non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te…questa parola è molto vicina a te..” (Dt 30,11-14). Dunque, la proposta cristiana non è irraggiungibile, ma è qui, a portata di mano, vicinissima, potremmo dire “su misura per te”.
Il sussidio contiene provocazioni e domande a cui i ragazzi proveranno a rispondere e sarà consegnato direttamente a loro, proprio perché ciascuno possa dare le sue personali motivazioni discutendone insieme nel gruppo e con il catechista.
Essere cristiani non è una realtà teorica e generica ma si concretizza in luoghi, tempi, linguaggi, come bene descrive il testo del sussidio. Dove posso esprimere le mie idee, testimoniare le mie convinzioni, quando manifestare ogni sfumatura che mi ha portato a decidermi per Gesù? Quali gli ambienti di vita in cui posso confrontarmi coi miei coetanei? Mi pongo il problema del rispetto degli altri, dell’onestà, della sincerità? Sono solo alcune delle domande contenute nel libretto del quale i ragazzi sono i destinatari e i protagonisti in prima persona.
Un altro aspetto sono i linguaggi, che comprendono non solo il mondo delle parole, ma si estendono all’atteggiamento esteriore, al modo di comportarsi nelle varie situazioni. C’è bisogno di verità e di trasparenza da parte di chi non vuole sembrare quello che non è, ma, al contrario chiede di essere testimone di ciò che prova dentro di sé, sentendone una viva esigenza. In quest’ottica, come dice il testo: “Non avere niente da nascondere è la libertà più grande”.
Infine, gli affetti. Nell’età in cui il tema dei sentimenti è all’ordine del giorno quanto è importante fare chiarezza, in un mare di proposte che non coincidono con il vangelo!
E per lasciarsi guidare da parole certe e non soggette al mutare del tempo o della moda del momento, ci sono in chiusura due brevi citazioni del vangelo a conferma di una chiamata di Gesù: la prima, “Vieni e seguimi” (Mc 10,21) che ogni ragazzo ha sperimentato prima di decidersi a ricevere la Cresima e l’altra: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20): una certezza che accompagna e dona speranza.

42esima Giornata per la Vita: “Aprite le porte alla Vita”

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 42ª Giornata Nazionale per la Vita 2 febbraio 2020-Aprite le porte alla Vita

Desiderio di vita sensata

  1. “Che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?” (Mt 19,16). La domanda che il giovane rivolge a Gesù ce la poniamo tutti, anche se non sempre la lasciamo affiorare con chiarezza: rimane sommersa dalle preoccupazioni quotidiane. Nell’anelito di quell’uomo traspare il desiderio di trovare un senso convincente all’esistenza.

Gesù ascolta la domanda, l’accoglie e risponde: “Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti” (v. 17). La risposta introduce un cambiamento – da avere a entrare – che comporta un capovolgimento radicale dello sguardo: la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte. Così la vita nel tempo è segno della vita eterna, che dice la destinazione verso cui siamo incamminati.

Dalla riconoscenza alla cura

  1. È solo vivendo in prima persona questa esperienza che la logica della nostra esistenza può cambiare e spalancare le porte a ogni vita che nasce. Per questo papa Francesco ci dice: “L’appartenenza originaria alla carne precede e rende possibile ogni ulteriore consapevolezza e riflessione”[1]. All’inizio c’è lo stupore. Tutto nasce dalla meraviglia e poi pian piano ci si rende conto che non siamo l’origine di noi stessi. “Possiamo solo diventare consapevoli di essere in vita una volta che già l’abbiamo ricevuta, prima di ogni nostra intenzione e decisione. Vivere significa necessariamente essere figli, accolti e curati, anche se talvolta in modo inadeguato”[2].

È vero. Non tutti fanno l’esperienza di essere accolti da coloro che li hanno generati: numerose sono le forme di aborto, di abbandono, di maltrattamento e di abuso.

Davanti a queste azioni disumane ogni persona prova un senso di ribellione o di vergogna. Dietro a questi sentimenti si nasconde l’attesa delusa e tradita, ma può fiorire anche la speranza radicale di far fruttare i talenti ricevuti (cfr. Mt 25, 16-30). Solo così si può diventare responsabili verso gli altri e “gettare un ponte tra quella cura che si è ricevuta fin dall’inizio della vita, e che ha consentito ad essa di dispiegarsi in tutto l’arco del suo svolgersi, e la cura da prestare responsabilmente agli altri”[3].

Se diventiamo consapevoli e riconoscenti della porta che ci è stata aperta, e di cui la nostra carne, con le sue relazioni e incontri, è testimonianza, potremo aprire la porta agli altri viventi. Nasce da qui l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia.

La cura del corpo, in questo modo, non cade nell’idolatria o nel ripiegamento su noi stessi, ma diventa la porta che ci apre a uno sguardo rinnovato sul mondo intero: i rapporti con gli altri e il creato[4].

Ospitare l’imprevedibile

 

  1. Sarà lasciandoci coinvolgere e partecipando con gratitudine a questa esperienza che potremo andare oltre quella chiusura che si manifesta nella nostra società ad ogni livello. Incrementando la fiducia, la solidarietà e l’ospitalità reciproca potremo spalancare le porte ad ogni novità e resistere alla tentazione di arrendersi alle varie forme di eutanasia[5].

L’ospitalità della vita è una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare. Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può scompaginare i nostri equilibri.

È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che muore, possono nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24). È l’unica via perché la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche là dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri. Il frutto del Vangelo è la fraternità.

 

 

[1]     Papa Francesco, Humana communitas. Lettera per il XXV anniversario della istituzione della Pontificia Accademia per la Vita, 6 gennaio 2019, 9.[2]     Ibidem[3]     Ibidem[4]     Cfr. Papa Francesco, Enciclica Laudato si’, 155: “L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accet­tare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul pro­prio corpo si trasforma in una logica a volte sotti­le di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia uma­na”. [5]     Cfr. Papa Francesco, Discorso ai membri dell’associazione italiana di oncologia (AIOM), 2 settembre 2019.

Domenica della Parola di Dio

Il 26 gennaio la Chiesa ha celebrato per la prima volta la Domenica della Parola di Dioistituita da Papa Francesco con la Lettera apostolica Aperuit illis dello scorso settembre. Lo scopo è quello di “ravvivare la responsabilità che i credenti hanno nella conoscenza della Sacra Scrittura e nel mantenerla viva attraverso un’opera di permanente trasmissione e comprensione, capace di dare senso alla vita della Chiesa nelle diverse condizioni in cui si viene a trovare”. Papa Francesco ha stabilito che si celebri sempre nella III Domenica del Tempo Ordinario dell’Anno liturgico che cade in prossimità della Giornata di dialogo tra Ebrei e cattolici e della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. E questo “non è, ovviamente, una mera coincidenza temporale, ma una scelta che intende segnare un ulteriore passo nel dialogo ecumenico, ponendo la Parola di Dio nel cuore stesso dell’impegno che i cristiani sono chiamati a realizzare quotidianamente”.

Questa Domenica ha un proprio logo caratteristico, che rappresenta il cammino dei discepoli al villaggio di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), a cui a un certo momento del tragitto si accosta Gesù Risorto. L’icona è opera di suor Marie-Paul Farran, religiosa egiziana che ha speso tutta la sua vita nel monastero benedettino Notre-Dame du Calvaire a Gerusalemme morta lo scorso maggio, ed evidenzia molteplici aspetti che convergono sulla Domenica. Tutta la scena del Logo “non fa altro che ricordare il cuore stesso della Domenica della Parola di Dio: l’annuncio di Cristo Risorto non può trovare i discepoli stanchi né oziosi ma dinamici nel ritrovare sempre linguaggi nuovi per permettere che la Sacra Scrittura sia regola viva della vita della Chiesa”.